Visualizzazione post con etichetta COSTUME E SOCIETA'. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta COSTUME E SOCIETA'. Mostra tutti i post

URBAN GAME

Gli Urban Games sono un fenomeno di recente sviluppo. Detti anche “giochi basati sulla posizione degli utenti”, hanno una struttura ben definita: si svolgono in spazi pubblici e, come riferisce il nome, il più delle volte la piattaforma di gioco è un’intera città, o comunque un luogo accessibile al pubblico. Possiamo definirli giochi a “Scala Umana”, in cui la piattaforma di svolgimento è un luogo fisico reale e non una miniatura da tavolo o un ambiente virtuale.

Gli Urban Game hanno trasformato le tecnologie di comunicazione come cellulari, ricevitori GPS, fotocamere digitali e Internet, in tecnologie per l’intrattenimento, generando una nuova tipologia di gioco che nasce attraverso i Social Network, creando mobilitazione sociale, e si sviluppa all’interno di spazi reali. Il virtuale, legato alla fase di preparazione, s’intreccia con il mondo reale; relazioni nate sul web si ritrovano faccia a faccia per vivere un’esperienza fugace, basata su emozioni condivise e temporanee. Un meccanismo che porta la gente ad incontrarsi per esplorare, in ottica ludica, il proprio territorio urbano.

Gli Urban Game possono essere costruiti su qualsiasi tema: il gioco può chiedere di trovare qualcuno o qualcosa, diventando una vera e propria caccia al tesoro, oppure rifarsi a giochi di guerra che hanno come sfondo gli ambienti della città. Alle armi si sostituiscono i media digitali di cui i giocatori sono provvisti: si viene esclusi dal gioco nel momento in cui si viene geolocalizzati e fotografati dalla fotocamera del cellulare del nemico. Ancora, gli Urban Game possono prevedere azioni di gioco singole o di gruppo.

Il concept di gioco non è del tutto nuovo, ma affonda le proprie radici nell’idea di riconquista degli spazi tipica dei Situazionisti, movimento artistico rivoluzionario che nasce in provincia d’Imperia nel 1957, nonché nei concetti espressi nell’ambito della psicogeografia. Il programma dell’Internazionale Situazionista è creare situazioni, definite come “momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi”[1]. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività in cui l’arte integrale ed una nuova architettura possono finalmente realizzarsi. I Situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non mediocre della vita, diminuendo, per quanto possibile, i momenti nulli. Gli Urban Game possono rappresentare un’evoluzione tecnologica di un'attività non nuova che intende "fare" le situazioni, non "riconoscerle". L’idea è di sostituire la passività esistenziale con la costruzione di momenti della vita, il dubbio con l'affermazione ludica.



[1] Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

50 ANNI PER LE SCARPE Dt. MARTENS



Progettata come scarpa ortopedica conquistò i lavoratori. Oggi è l’icona che accomuna stili diversi

Le Dt. Martens sono il classico esempio di un prodotto marca che identifica
uno stile di vita. La storia della loro produzione si lega a due nazioni
europee l' Inghilterra e la Germania, ma il loro successo è dovuto al fatto di
rappresentare il simbolo di sub-culture molto diverse tra loro e a volte
addirittura contrastanti. Furono inventate da un medico tedesco, il dottor
Klaus Maertens, come scarpa ortopedica durante la seconda guerra mondiale.
Mentre sciava sulle Alpi Bavaresi, il dottore, si ruppe un piede e nel periodo
della convalescenza trovava scomodo camminare con le suole di cuoio e allora
cominciò a pensare ad un innovativo tipo di suola ammortizzata da un cuscinetto
d'aria e ad uno stivaletto con una pelle più morbida. Realizza, così da sé, un
prototipo color marrone e ad otto buchi. Ma la commercializzazione tarda a
venire, fino a quando non incontra un suo vecchio amico di università, il dr.
Herbert Funck e insieme decidono di iniziare a produrre scarpe utilizzando
scarti di gomma per le suole e avanzi di stoffa di vecchie divise dell'esercito
tedesco per la tomaia. Le scarpe vengono definite comode e durevoli e faranno
impazzire le casalinghe tedesche. Nel 1952 le richieste sono così tante che
decidono di aprire una seconda fabbrica a Monaco. In Inghilterra nel 1901
Benjamin Griggs e Septimimus Jones iniziano anche loro a produrre scarpe e nel
1911 alla morte del socio Jones subentra il figlio di Griggs, Reginald e
fondano la R. Griggs & Co. Le scarpe vengono assemblate a mano e il mercato a
cui sono destinate e formato da minatori e militari. Nel 1959 il destino delle
due aziende si incrocia sulle pagine di Shoe & leather news, su questa rivista
Maertens e Funk avevano messo l'annuncio di vendita della licenza sulla
produzione delle loro scarpe, questo perché avevano deciso di rivolgersi al
mercato internazionale. Il marchio Inglese acquista il brevetto, scegliendo di
chiamare le calzature Dr Martens, anglicizzazione del tedesco Maertens. Le
scarpe subirono qualche modifica, infatti venne ridisegnata la suola, il tacco
arrotondato, fu aggiunta l' inconfondibile fettuccia posteriore con la sfitta
Air Wair, nome con cui venne registrata la suola, e si aggiunse la cucitura
gialla tra la suola e la tomaia. Nasce così, il 1 aprile 1960 il modello 1460,
color rosso ciliegia ad otto buchi. Presto diventeranno le scarpe dei
lavoratori e negli anni '70 vengono calzate anche dai poliziotti, che però
saranno costretti dal loro regolamento a scurire con l'inchiostro le cuciture
gialle. Nel 1961 viene lanciato il modello 1641 a tre buchi, diventeranno le
scarpe simbolo del sindacato e successivamente della sinistra inglese. In
Italia saranno le scarpe simbolo degli anni '90. Anni della guerra del Golfo,
della trasformazione della comunità economica europea in Unione Europea, gli
anni del crollo della politica italiana con l'inchiesta mani pulite, della
caduta del dominio comunista nei paesi dell'Europa dell'est e delle stragi di
stampo mafioso ai danni della giustizia. In tutto questo caos mondiale gli
adolescenti Italiani hanno come speranza e come finestra positiva sul mondo il
canale musicale inglese MTV, che si può vedere soltanto in determinate fasce
orarie ed esclusivamente in Inglese. Dal video escono fuori i gruppi del
momento, caratterizzato da un fermento innovativo che porta alla nascita di
nuovi stili musicali legati a determinati stili di vita. L' idea di accostare
un genere musicale ad un determinato abbigliamento era tipico anche degli anni
passati ma in questi anni uno stesso oggetto rappresenta sotto-culture diverse
accomunate dalle stesse scarpe: le Dr. Martens.

QUEST' ANNO VADO DI MODA IO

Siamo in piena primavera e finalmente noi donne possiamo fiorire. Il risveglio dei sensi ci porterà a prenderci nuovamente cura del nostro corpo e alla voglia di scoprirlo e di mettere in mostra le nostre rotondità con abiti che ci valorizzano. L' inverno alle spalle ci ha dato modo di cullare la nostra anima e ora siamo pronte a viverci la preparazione all' estate nella speranza di vivere nuove cose. Ci regaliamo ore e ore per noi alla ricerca di chissà quale crema miracolosa e alle lunghe bevute per depurarci, non manca il movimento fisico. Ora gli sforzi si concentreranno sulla prova costume, che come sempre si vive con grande ansia. E' arrivato il momento del cambio di stagione e il desiderio di nuovi abiti e sempre dietro di noi. quale sarà il vero must dell' anno? quale accessorio? la risposta a queste domande è molto semplice: non esistono risposte. Non esiste un capo alla moda valido per tutte ma esiste, per ogni donna, qualcosa di altamente speciale che possa come una bacchetta magica valorizzarla. Non siamo noi a doverli cercare ma saranno loro a trovarci. é come accorgerci di cose che ci donano? bene a questa domanda posso rispondervi, quando stiamo comode e ci sentiamo a nostro agio e soprattutto quando piace al nostro lui. Questo dicono gli esperti sarà l' anno del naturale, niente finzione. E allora basta soffrire con tacchi altissimi e pantaloni guaine perchè se è vero che è di moda il naturale quanto meno dovremo avere un espressione naturale e non di dolore represso dietro un sorriso isterico. La vera arma di seduzione sarà il nostro viso solare e gli occhi pieni di vitalità. Per quest' anno possiamo essere soddisfatte che trionferà la vera bellezza, quella dell' animo, quella che nasce e si alimenta nel cuore. Naturalmente anche l' occhio continuerà a reclamare la sua parte e quindi prepariamoci al nostro programma di cura del corpo, il trucco ci sarà ma sarà molto leggero e gli abiti anche loro leggeri, leggeri come l' essenza dell' estate un momento dove lo stress si fa da parte e si da spazio solo alla bellezza di ciò che verrà.
Ma per essere pronte, ora è il momento di investire tutti gli sforzi. Coinvolgere il proprio partener in questo programma potrebbe essere una mossa vincente, l' obiettivo sarà risvegliare anche loro attirandoli con un nuovo profumo fatto di scie di erba bagnata di rugiada, resine e fiori. Lo sguardo si perderà tra i nostri capelli raccolti morbidamente, per ritrovarsi catturato dalle nostre labbra leggermente socchiuse. La pelle si colorerà poco, è finito il tempo delle falsità, del costruito. Sarà il sole a decidere quale grado di abbronzatura avere, e sicuramente seglierà il tono che ci starà meglio. i nostri sguardi saranno intensi contornati da lunghissime ciglia. Ogni battito sarà notato. Finalmente anche le nostre gambe saranno libere così come le mani e i nostri piedi, la loro texture sarà liscia e morbida le unghie colorate di toni neutri. Basta con le unghie spesse un centimetro, valorizziamo ciò che abbiamo. L' essenziale è scegliere colori dalle sfumature carnali che si fondono cromaticamente con la pelle. riprendiamoci la naturalezza e la bellezza della purezza e della trasparenza. Si tratta di una vera inversione di marcia attuabile solo attraverso la valorizzazione della persona e della bellezza come qualcosa che nase da dentro e si valorizza all' esterno e non come qualcosa di costruito e forzato. Non tutto ci può stare bene e quindi è bene segliere ciò che meglio ci valorizza. Il segreto di tutto ciò?
L' ironia, l' unico modo per scoprire i difetti e renderli punti di forza. La vera bellezza sta nel particolare, ogni donna ha qualcosa di particolarmente bello. Sorprendere con la sicurezza dei nostri gesti, con la fragilità di uno sguardo, con un sorriso sincero che si apre sul nostro viso. Non si tratta di sedurre, ma solo interpretare candidamente il nostro essere femmine. "Vado di moda io" sarà il motto di ognuna di noi, allora forza e coraggio.

50 ANNI DI UN CUORE DI PANNA



Il costume si evolve ma il gelato resta sempre lo stesso. Si adatta ai cambiamenti della società rifacendosi il look per restare attuale ma il suo messaggio d’amore resta immutato.

L’estate 2010 arriva in anticipo, per festeggiare i cinquant’anni del Cornetto Algida, il 21 marzo giorno in cui entra la primavera gli Italiani si incantano, davanti allo schermo della televisione, per assaporare le immagini più belle delle pubblicità di un gelato, che da mezzo secolo rinfresca le nostre estati. Un prodotto commerciale entrato nel cuore, che ha saputo riposizionarsi nella mente dei consumatori mantenendo immutata, con il mutare della società, la sua coraggiosa operazione comunicativa: raccontare una società ideale, fatta d’amore tra giovani, bambini e anziani. Creare un mondo dove la gente si vuole bene e dove il gelato rappresenta il “dono” un gesto fatto con il cuore per sé e per gli altri. Piccoli frammenti di pubblicità, dai primi spot di Carosello alle più recenti, raccontano la storia di tutti noi Italiani, del tempo felice di quando si aspettava l’estate per andare in vacanza con la speranza di incontrare nuovi amori, nuove amicizie, tra le onde del mare o al tramonto, ma sempre insieme, perché non c’è niente di più bello che condividere le emozioni con gli altri. L’ atmosfera è sempre quella dell’amore nella sua accezione più ampia, fatta di affetto o meglio di un morbido cuore di panna, un icona che oggi più che mai sentiamo di voler evocare, nel tempo che scorre della nostra società e nel epoca in cui tutti i rapporti umani hanno perso la loro forza, divenendo deboli collegamenti necessari. Da quando abbiamo scoperto le vacanze non né possiamo più fare a meno, ed ecco il popolo Italiano capace di grandi sacrifici pur di non rinunciare ad una breve pausa estiva, staccare la spina e andare al mare lasciandosi per un attimo tutti i problemi lontani. È questo ciò che hanno intuito gli uomini di marketing dell’Algida, e che da anni confezionano, sapientemente, in spot pubblicitari. Trenta secondi sempre vicini alle nuove generazioni in tema di immagine e colonna sonora, e sempre più evocativi nella mente degli ex giovani. Un legame che fa la forza di un brand, che nasce da un rapporto di fiducia, che si concretizza nell’acquisto di un prodotto che è rimasto immutato nel tempo. Ormai non è più un segreto che i consumatori premiano, con le loro scelte d’acquisto, i prodotti buoni e soprattutto quelli che lanciano un messaggio positivo, così da farli diventare oggetti “sacri”, prodotti familiari. Da tempo il Cornetto Algida organizza la manifestazione musicale “Free Music Festival”, dando la possibilità alle nuove generazioni di ascoltare dal vivo e gratuitamente la grande musica italiana e internazionale. Il Cornetto oggi definito classico, viene confezionato in tante varianti dai nomi che evocano la dolcezza, morbidezza e l’amore: Soft, royal, love chocolate, frutti disc e love disc.
Un marketing mix sapientemente organizzato e gestito, un prodotto semplice capace di ricostruire il cambiamento degli ultimi ’50 anni della società Italiana, anni in cui dentro di noi abbiamo scoperto un cuore di panna.

L’ALGIDA
Come azienda produttrice nasce nell’ immediato dopoguerra. Il primo prodotto commercializzato è un gelato alla panna ricoperto di cacao magro, sorretto da un bastoncino di legno, si chiama Cremino. Da allora il marchio Algida, oggi appartenente alla multinazionale Unilever, si è legato di generazione in generazione ai momenti più belli e spensierati delle nostri estati. Il prodotto viene distribuito nel rispetto della “catena del freddo” dagli stabilimenti fino ai banchi di vendita mantenendo inalterate le proprie caratteristiche qualitative. I gelati industriali vengono detti “soffiati” perché prodotti con l’ introduzione di aria, durante la fase di gelatura, fino al 100-130 per cento, per cui diventano molto soffici e leggeri.
Due novità, per l’estate 2010 e per festeggiare i suoi ’50, Il Cornetto Enigma nei gusti vaniglia e cioccolato, nocciola e cacao, consistenza e sapori diversi con l’inconfondibile goccia di cacao nel cono.



CORNETTO ALGIDA : UN CUORE DI PANNA

ANNI ’60: Sono gli anni di Carosello, non viene pubblicizzato il singolo prodotto ma il marchio Algida, il famoso claim recita : “irresistibileeeeee”, protagonista del carosello è una scatenatissima Rita Pavone.

ANNI ’70: Anni di ribellione e l’Algida sceglie, sempre per il suo carosello, la nuova icona femminile Patti Pravo, la ragazza del Piper, storico locale di Roma, il claim resta invariato.

ANNI ’80: Inizia la carrelata di Spot pubblicitari, 30 secondi che si rinnovano ogni anno. Sono le pubblicità più facili da ritrovare, e sono quelle che hanno segnato con le immagini i momenti delle estate di tutti gli Italiani. I protagonisti sono giovani e bambini, rappresentati in momenti comuni, il claim :“ Cosa c’è dentro di te? Tu forse non lo sai c’è un cuore di panna per noi”. In questi anni ha successo un mitico telefilm “I ragazzi della III C” che amano il Cornetto Algida.
1987 claim : “ Se quello che cerchi è un cuore d’amore, un piccolo cuore d’amare, un giorno d’estate un cuore di panna troverai”.

ANNI ’90: il claim: “ In tutti noi, c’è un cuore di panna, dentro di te, di tutti noi, di tutti voi”.
Seguono altri spot che mostrano momenti teneri tra un bambino e il suo papà che dividono un Cornetto Algida, un ragazzo timido in vacanza cerca l’amore, tante storie si intrecciano e il claim : “ L’estate …ha un cuore di panna, estate non finire mai”.

2000: Cupido, Dio dell’amore, invece di lanciare frecce dal suo arco tira Cornetti Algida. Due robot grazie al Cornetto lasciato nelle mani di uno di loro magicamente s’innamorano. Lui e lei si incrociano e si sfiorano più volte senza incontrarsi, ma ovviamente sono destinati l’uno all’altra, alla fine si toccano prendendo dal bancone del bar lo stesso cornetto. Negli anni della globalizzazione il claim viene coniato in inglese : “ Cornetto it’s love thing

CIRCUIT BENDING, L'ARTE DI PIEGARE IL CIRCUITO


Da sempre la curiosità, la creatività e la sperimentazione di cose nuove generano innovazione

Ovvero intervenire in maniera creativa, attraverso semplici cortocircuiti, su apparecchi elettronici a basso voltaggio alimentati a pile. Si possono modificare giocattoli facilmente trovabili in commercio e a bassissimo prezzo con lo scopo di trovare e creare nuovi suoni, con la possibilità di autocostruirsi veri e propri strumenti musicali. L’importante è non toccare mai apparecchi collegati alla corrente elettrica! Sono prediletti i vecchi giocattoli per via della semplicità del circuito e perché l’attuale elettronica si sta proiettando sempre di più verso la miniaturizzazione dei componenti. Nello specifico, una vota scelto il giocattolo, si apre per guardare al suo interno e ci apparirà un mondo nuovo di suoni, che andranno cercati collegando casualmente i diversi componenti elettronici, cortocircuitando, appunto, il circuito. I suoni verranno prodotti dallo speaker interno del giocattolo, si possono aggiungere alle nuove connessioni potenziometri, interruttori, resistenze, condensatori, per regolare o modificare ulteriormente l’effetto ottenuto. A parole sembrerebbe complicato, ma in realtà è molto semplice è non comporta nessun rischio, intervenendo sempre e solo su apparecchi alimentate dalle normali batterie. Il materiale che serve è poco costoso e semplice da reperire, serve un saldatore da 40-60 watt, una serie di cacciaviti a stella per le viti piccole, cavi a “coccodrillo” per cercare i suoni attraverso i collegamenti nel circuito e un giocattolo da smontare. La paternità di questa arte, viene assegnata a Reed Ghazala nel libro “Circuit Bending, Make Your Own Aliens Istrument”. Ci sono due leggende circa la scoperta di questi nuovi suoni, una narra che Reed si accorse, casualmente, che il circuito di un giocattolo a transistor appoggiato sulla sua scrivania emetteva strani suoni quando veniva a contatto con oggetti metallici. L altra racconta che in un giorno del 1966 la sveglia di Reed andò spontaneamente in cortocircuito generando dei nuovi suoni, catturandolo per sempre in questa nuova sperimentazione. Non solo un arte creativa e di ricerca, ma anche un modo per riutilizzare e recuperare materiale. Si può fare musica ma anche ciò che viene definita micromusic, non un genere musicale ma un attitudine, dove si mescolano giocattoli, suoni nostalgici degli anni ’80, cartoni e fumetti per ricreare le atmosfere di un tempo passato, che ci riporta indietro negli anni in cui eravamo bambini. Si suona con le vecchie consolle da gioco a 4 o 8 bit Come Atari, Comodore, Nintendo, mescolando giocattoli e tastiere modificate il tutto nell’ottica di spingersi oltre la macchina. Il tutto è un laboratorio sperimentale che dalle camerette si sposta in rete per conoscere e condividere saperi, scambiarsi idee, un grande contenitore di divertimento e creatività. Provare per credere, e se avete dubbi o per capire meglio come creare un corto circuito su giocattoli a pila non esitate a fare una ricerca su Internet dove troverete ogni tipo di informazione sull’arte del Circuit Bendino.

L’INIZIO DELLA CREAZIONE DEI SUONI
La musica elettronica ha origini molto lontane, nel 1897 l’ americano Thaddeus Cahill brevettò il Telharmonium, un organetto di 200 tonnellate alimentato da 146 dynamo. Il primo sintetizzatore fu costruito nel 1944 dalla RCA, l’ enorme Mark I, analogico e controllato da nastri di carta perforata. Robert A. Moog inventò il pioniere dei sintetizzatori moderni, il Moog System 55 che occupava lo spazio di un intero piano di un edificio, troppo costoso e ingombrante. Nel 1970 Moog fu impegnato nella riprogettazione creando il Minimoog, piccolo e leggero, fu un gran successo che portò alla nascita dell’ idea di non scegliere più i suoni ma di crearli, slegando la musica elettronica dalla costosità dei mezzi e rendendola, da all’ora in poi, accessibile a tutti.

OGNI MICRO MUSICISTA SI CONFRONTA CON GLI ARTISTI DEL PASSATO

RAYMOND SCOTT
Nato nel 1908 e deceduto nel 1994, pianista, compositore, arrangiatore, band leader e perfezionista di tutte le improvvisazioni, ha oltrepassato ogni genere musicale. I suoi suoni hanno sonorizzato i cartoni della Warner Bros. Negli anni 40 inizia la sua sperimentazione che lo porterà alla creazione della “ videola” macchina per suonare e registrare con facilità guardando in sincrono il film. Grande avanguardistà musicale in vita fu molto sottovalutato, oggi gli viene conferito il merito di aver soperto le sonorità più utilizzate nella musica elettronica, techno e pop.

KRAFTWERK
Band tedesca elettropop degli anni ’70, considerati i pionieri della musica elettronica e gli apri pista di nuovi generi musicali aperti alla ricerca di nuove sonorità. Nel 1973 si legano all’artista e grafico Emil Schult che curerà lo stile e l’immagine del gruppo. Raggiungono il massimo del successo nel 1981, nel nascente boom dei personal computer, con l’album “Computer World”. Dopo una pausa ritornano sul finire del secolo, e nel 1999 esce l’album “ Expo 2000” omaggio all’ omonima esposizione universale.

LUIGI RUSSOLO
Futurista e firmatario del Manifesto L’Arte dei Rumori, 11 marzo 1913, in cui teorizzava l’ impiego dei rumore nel contesto musicale. È considerato il primo uomo ad aver teorizzato e praticato il concetto di noise music, sostenendo che la musica dovava essere creata da rumori e non da suoni armonici. Le sue musiche venivano create da uno strumento creato da lui e chiamato l’intonarumori, apparecchio meccanico capace di generare suoni disarmonici e avanguarstici battezzati in seguito come musica futurista.

A CIASCUNA IL PROPRIO CASCHETTO



In Italia lo chiamiamo caschetto, in Francia è conosciuto come carrè, a Hollywood lo definiscono bob.

A 101 anni resta uno dei tagli di capelli più femminile che sia mai stato creato. Venne ideato a Parigi nel 1909 dal parrucchiere Antoine. Fu reso popolare dall’attrice Louise Brooks, che in seguito ispirò il fumettista Guido Crepax nella creazione del suo celebre personaggio Valentina. Un’ altra attrice, Coleen More fece del caschetto il simbolo dell’emancipazione femminile. Negli anni ’60 fu la cantante Caterina Caselli ad “importare” in Italia questo nuovo modo di tagliare i capelli, rendendola famosa con il sopranome di caschetto d’oro. Un taglio che si adatta a qualsiasi viso ed età, sperimentato in tutte le sue varianti, dal taglio cortissimo sulla nuca a varianti più lunghe, fino ad arrivare a toccare le spalle. Grande testimonial del caschetto è la grandissima Raffaella Carrà, che per anni ha fatto del carrè il simbolo della sua immagine e femminilità. Negli anni ’80 fu offuscato dalle acconciature cotonate e colorate che sfidavano la legge gravitazionale, facendo rivoltare Isaac Newton nella tomba. Negli ultimi anni è ritornato di moda, anche se nella vita di noi comuni mortali ha continuato ad esercitare il suo fascino, ma si sa che a dettare ciò che è in, rispetto a ciò che sia out sono sempre le dive del grande schermo. Cosi a livello internazionale a metà degli anni ’90 il caschetto viene rilanciato dall’ attrice Uma Thurman, bellissima nei panni di Mia con tanto di carrè nero e frangia corta, nel glorioso film Pulp Fiction. Oggi il taglio si rinnova con spunti creativi dei parrucchieri, si va dalla classica variante liscia con frangia corta nelle versioni rigorosamente nero dark o biondo platino, alle versioni più creative e sofisticate con frangia lunga di lato, caschetto mosso fino alla versione più moderna “spettinato”. Un taglio da personalizzare in base alle proprie caratteristiche fisiche e di personalità, un must di seducente malizia o di ingenuità fanciullesca.


MA ANCHE GLI UOMINI AMANO IL TAGLIO A CASCHETTO
Per loro è preferibile la variante senza frangia, il capostipite, colui che ha onorato il caschetto maschile, di cui è stato il portabandiera e lo sventolava a destra e sinistra è stato indubbiamente Nino D’Angelo a cui va riconosciuto il grande coraggio di un taglio che come abbiamo visto negli anni ottanta era fuori moda per le donne, e lui lo ha esportato nel mondo maschile.

DONNA : un identità perduta




Per anni le donne si sono battutte contro gli stereotipi, cercando di conquistare diritti che le venivano negati, ma guardando a fondo l' immagine della donna che la nostra società mediatica ci propina diventa sempre più difficile riconoscere quell' identità vera, costruita con anni di battaglie fuori e dentro le mura domestiche. La donna che ci appare oggi, dal mondo della televisione fino a quello della politica, è ancora schiava e sottomessa ai bramosi sguardi maschili, dove prevale un insana percezione del corpo e dove con esso si identifica l' unica identità femminile. Il corpo della donna non viene visto come un mezzo espressivo portatore di altro, nè come un corpo da liberare e nemmeno da curare ma bensì come un qualcosa da rifare, quanto più possibile, secondo uno stereotipo condiviso. Che fine ha fatto la donna? Perchè proporre un modello così misero della femminilità? Ovunque immagini di donne irreali, con corpi gonfi a dismisura e volti deturpati. Occhi sgranati e labbra grosse, niente sorrisi, questo è il volto della bellezza, fatta di irrigidimento dei muscoli facciali. Sembra contare più la staticità che l' espressività del volto. Da piccola mi dicevano: il mondo è bello perchè è vario. Oggi fatico a riconoscere questa bellezza, quello che vedo è una donna che continua ad essere uno stupido oggetto sessuale, una donna cornice, una donna senza parole e nello stesso tempo una donna costretta a continue trasformazioni che la portano il più possibile lontana dall' idea di autenticità. Ci impongono dei canoni innaturali, che noi non abbiamo scelto e li accettiamo volentieri ma non per attrarre l' altro sesso ma per essere riconosciute e ammirate dalle altre donne. Le campagne pubblicitarie, rivolte al target femminile, vengono costruite con immagini piene di riferimenti sessuali apetibili ad un pubblico maschile, mostrando che noi donne abbiamo imparato ad osservarci con occhi maschili. Cosa ci succede? Sembra necessario chiederci cosa siamo diventate? Ci guardiamo e ci scrutiamo non con occhi femminili, professando un erotismo cupo ed esercitando un insana percezione del corpo. Un tempo il corpo femminile era riconosciuto come grazia e armonia delle forme. Delle rotondità del passato è rimasto ben poco, il modello predominante di bellezza non è ritrovabile in natura, sfida tutte le leggi fisiche. Come si può essere magrissime e portare la sesta di reggiseno? Tante donne lottano contro il proprio corpo cercando una perfezione non umana ma nemmeno divina, la Venere di Milo ne è una testimone. Anna Magnani diceva al suo truccatore non coprirmi le occhiaie c' è voluta una vita per farle! Oggi le finte dive in tv non mostrano i segni del tempo, anzi se ne vergognano e sono pronte ad indossare la maschera della finta eterna bellezza, mostrando al mondo ciò che di più brutto esiste, la vergnogna di sfoggiare i segni del tempo che passa.

LE ULTIME BELLE SENZA RITOCCO

ANNA MAGNANI : Quando la bellezza di una donna era custodita in uno sguardo profondo.
Attrice premiata con l' Oscar nel 1959, con il film "La rosa tatuata".

GRACE KELLY : Quando la bellezza di una donna fioriva in un elegante sorriso.
Attrice premiata con l' Oscar nel 1954, con il film " La ragazza di campagna".

SOFIA LOREN : Quando la bellezza di una donna era un perfetto connubio di forme e naturale espressività del corpo.
Attrice premiata con l' Oscar nel 1961, con il film " La Ciociara".

AUDREY HEPBURN : Quando la bellezza di una donna si celava nel raffinato buongusto di un gesto.
Attrice e ambasciatrice speciale dell' UNICEF

ANITA EKBERG : Quando la bellezza di una donna straripava dalle sue abbondanti forme.
Il suo nome e la sua immagine sono sinonimi della " Bella vita".

VIDEOGIOCO STORY

Ciò che ha avvicinato le persone, non esperte, all' informatica favorendo l' entrata in ogni casa del personal computer sono stati sicuramente i videogiochi. Nel 1962, Steve Russell, inventa il primo gioco elettronico per computer Space War e spopola all' interno delle università. Pochi anni dopo nasceranno le prime console da collegare al televisore, Trasportando i giochi dalle sale specializzate al salotto di casa. Il primo gioco di successo arriverà nel 1972, è un tennis spartano dalla grafica semplice, Il nome lo ricorderanno molti, Pong. I movimenti della racchetta sono simulati da delle barre sulla quale far rimbalzare una pallina. in pochi anni si venderanno più di 100.000 esemplari dimostrando la grande diffusione dei videogiochi e l' interesse del pubblico. Nel 1978 nasce il filone di gioco in cui l' obiettivo è distruggere il nemico <<>>, un tema portante dei videogiochi che ancora tutt' ora rappresenta un modo di interagire con una sorta di realtà virtuale. Gli anni ' 80 sono rappresentati da Pacmen, una palla gialla che corre in un labirinto inseguito da fantasmini, l' obiettivo: mangiare tutte le pasticche. Sarà il primo esempio di videogioco d' ambiente creato anche per un pubblico femminile. I bambini impazziranno per le console, semplici nel loro funzionamento, i giochi sono delle cartucce immesse velocemente sul mercato. I temi sono vari e ne escono sempre di nuovi portando alla nascita delle riviste specializzate, sulla quale si commentano giochi, si danno voti, si scambiano consigli e trucchi. Nel 1983 la Nintendo lancia il personaggio Mario, poi Super Mario, un idraulico Italiano che vive mille avventure tra vari pericoli. Contemporaneamente il gioco non è più un momento da condividere a casa, ma qualcosa da fare ovunque. Vengono create le console portatili una tra tutte, Game Boy che dal 1989 sarà richiestissima ed eclissata nel 1994 Dalla Play Station. Quest' ultima non più solo strumento di gioco ma mezzo di intarattenimento che permette di vedere film in dvd, collegarsi ad Internet e ascoltare cd audio. Tutto ciò porterà alla distinzione in due tipologie di gioco, uno strategico, giocato sul Pc e l' altro tutto da giocare sulle consolle, ormai pezzi d' arredo, dove prevale l' abilità e i riflessi. oggi un nuovo impulso ai videogiochi viene offerto da Internet che permette il gioco in rete superando l' era in cui si giocava contro computer. Si aprono spazi infiniti al gioco, si sfidano persone che si trovano dall' altro capo del mondo, si mischiano culture e fioriscono forum di appassionati e comunità di fan legati ognuno ad un gioco specifico. La strada attuale dei temi di gioco sembra quella del fantasy con spunti medioevali, dove si gioca in tanti seguendo delle regole comuni ma lasciando spazio alla fantasia per la creazione della trama, si comandano eventi interagendo con persone amiche ma che non si conoscono di persona. Grande successo viene riscosso da quei giochi che simulano la vita reale, solo per citarne uno, Sims, dove i giocatori vivono una trasposizione in un modo virtuale, una città iperrealista il cui scopo è creare relazioni come se si vivesse una seconda vita. Il primo gioco in cui non c' è un eroe da comandare ma un nostro alter ego che vive nel avatar che scegliamo, non serve vicere ma solo raggiungere la felicità.


DIVISMO VIRTUALE

Nasce nel 1996, Lara Croft, protagonista del gioco Tomb Raider, per Play Station. Un videogioco che ha una visione in terza persona, non si vede con gli occhi del personaggio. Il giocatore vede Lara destreggiarsi nelle varie ambientazioni, scalare pareti, fare salti, rotolare sparando. In rete spopola la versione del gioco dell' eroina senza veli e ciò la porterà al successo facendole guadagnare più di 40 apparizioni su riviste e una partecipazione al Tour mondiale degli U2. Posa come modella per grandi firme, registra un singolo, fioriscono gadget di ogni tipo e diventa film, creando un ponte tra i videogiochi e cinema. Il suo successo è dato da un mix di elementi, tra i quali spiccano coraggio e femminilità. Lara, archeologa grintosa, gira il mondo alla ricerca di tesori nascosti.

CARTOON PASSION
Virus che contagia grandi e piccoli

All' interno del grande contenitore televisivo, per anni si sono fatti largo, senza mai perdere il loro fascino, i cartoni animati, ideati per i piccoli e amati dal pubblico dei grandi. Il dominio artistico in questo campo è sempre stato conteso tra giapponesi e americani, i primi immensamente poetici e pieni di azione, i secondi pieni di satira e maledettamenti veri. Negli anni ' 70 nascono, quelli che vengo spesso definiti, cartoni violenti come" L' uomo tigre", "Devil man", "Ufo Robot" , "Capitan Harlock", trasmessi in Italia a cavallo tra la fine degli anni'70 e inizio '80. Tutti made in japan e tratti dai manga, ovvero i fumetti giapponesi che si leggono da destra verso sinistra e che possono essere considerati al pari di romanzi. Vengono definiti violenti, per le immagini ma le storie sono fitte di valori e i personaggi lottano per sconfiggere il male. I disegni sono opere d' arte e i protagonisti delineati perfettamente in ogni loro piccola sfumatura. Le colonne sonore vengono tradotte da grandi nomi della musica Italiana come il maestro Vince Tempera e tutti i bambini le ascoltavano nei loro piccoli mangia dischi colorati. Negli anni '80 si affacciano nelle nostre case nuovi personaggi come "Carletto il principe dei mostri", "Hello Spank", "Memole dolce Memole" personaggi buffi e dolcissimi. Sono gli anni di "Anna dai capelli rossi"," Bia", "Conan", "Candy Candy" e tantissimi altri. Iniziano a comparire anche personaggi femminili estremamente maliziosi come" Miss Dronio", ogni tanto inquadrata semi svestita, "Ransie la strega" intenta a farsi il bagno oppure le bellissime sorelle di occhi di gatto. Nello stesso periodo riscuote successo anche un cartone americano, "Gem e le holograms" a cui risponderà "Kiss my Licia", sono i mitici anni di Bim Bum Bam dove i bambini ogni pomeriggio saranno in compagnia di Paolo Bonolis. La stella nascente si chiama Cristina D' Avena che dopo aver cantato, il ballo del moscerino, allo zecchino d' oro, interpreterà tutte le canzoni dei cartoni e diventerà anche Licia nella serie Tv italiana. Tutte le raccolte dei cartoni saranno ascoltate e riascoltate nei wolkman. Gli ottanta sono anni in cui vengo trasmessi, in Italia, i cartoni animati dedicati allo sport, tra i tanti "Mila e Shiro", "Holly e Benji" dove i protagonisti fanno salti incredibili e i palloni si deformano come caramelle gommose. Poi arrivano i favolosi anni '90 e ci portano i Simpson e ci chiediamo come ha fatto l' uomo a vivere, fino ad allora, senza? Gli americani trionfano e i Simposon raggiungono un posto d' onore nel cuore di tutti, proprio perchè ci rapresentano alla perfezione, quasi che ci fanno pensare: Siamo noi. Ma nei novanta anche il Giappone mantiene alta la sua tradizione con cartoni pieni di poesia e amore come "Piccoli problemi di cuore", "E' quasi magia Johnny", "Sailor moon" e il mitico "Curiosando nei cortili del cuore". Tra il 1999 e 2000 arriva Futurama, stesso padre dei Simpson e pungente ironia, ambientato nel secolo 3000 quando tutte le nostre profezie fantascientifiche si sono avverate e gli umani hanno sempre gli stessi vizi e debolezze. Da ora in poi le meravigliose sigle dei cartoni vengono trasformate in ossessionanti trilli di telefonino e presto inizieremo ad odiarle. Si fanno largo nuovi cartoni animati che non possono essere considerati "per i più piccoli" sono" I Griffin", "South park" a metà tra il geniale, demenziale e il surreale. Per i più piccini ci sono le avventure di "Dragon ball" fino ai recentessimi "Gormiti", questi ultimi troppo recenti per poter essere apprezzati da chi è stato bambino nei lontani anni ottanta.

BELLA, BIONDA, CINQUANT' ANNI E NEMMENO UNA RUGA




Barbie oggetto del desiderio e amica cara di ogni bambina non è solo una bambola ma un' icona di femminilità che camaleonticamente si è adatta al passare del tempo. Questo è il suo anno, festeggia i suoi cinquant' anni di splendore e con lei si celebrano i cambiamenti dell' universo femminile. Da vitino da vespa, stile Marilyn, con tanto di frangia corta e riccia a fianchi morbidi, ciglia lunghissime e gloss rubino. Sempre impeccabile, bionda si ma non stupida perchè tutto può essere messo in discussione ma non la sua intelligenza. Ditemi voi come può essere stupida una donna che dal 1959 è sempre stata sulla cresta dell' onda, ogni anno si vendono 120 milioni di Barbie, due ogni secondo. Potrebbe essere mai stupida una donna che si è saputa calare in 75 professioni, è stata astronauta, ballerina, manager, pilota d' aerei, diplomatica, atleta, hostess, e cosi via di seguito. Con grande classe ha saputo battere ogni tipo di concorrenza, dalle testone Braz ai suoi mille cloni dai capelli arruffati.
Una donna che è sempre stata accanto ad un unico uomo, il suo grande amore Ken.
Le concediamo qualche scappatella con i Big Gim, dei nostri fratelli. Gli stilisti fanno a gara per vestirla da Dior a Versace, da Yves Saint Laurent a Calvin Klein. Chi da piccola gioca con le Barbie da grande avrà una passione per la moda, e che c' è di strano? Il bello è proprio questo, avere passione e giocare con ciò che abbiamo nell' armadio, inventarci un look, questo si ma non la mania e l' ossessione di voler imitare e esse cloni.
Barbie non è il clone di nessuno, ne ha molti ma nessuno arriverà come lei al cinquantesimo anno di vita. Oggi si vedono tante bambole di plastica viventi sono coloro che incarnano il mito malsano di barbie, io preferisco l' idea della barbie che ti permette di giocare con altre amichette, inventare storie, sognare travolgenti storie d' amore e perchè no scambiarsi qualche idea su capelli, trucco, borsette, scarpe....in fondo siamo femmine.